IL PERCHE’ DELL’ARCHITETTURA

William Morris nel 1881 diceva L’architettura è l’insieme delle modifiche e alterazioni introdotte sulla superficie terrestre in vista delle necessità umane”. A questo aggiungeva inoltre che l’architettura non era una prerogativa solo di colui che disegnava o progettava, ma era un’arte che abbracciava diverse altre figure professionali. La sua affermazione era pertanto di grande modernità e prospettiva.

Simmetria e giochi di luce, protagonisti dell’architettura.

Attualmente, soprattutto in certe aree, la figura dell’architetto è andata lentamente perdendo di importanza, a favore o di altre figure professionali, o del “fai da te” ad emulazione, ad esempio, di tanti programmi televisivi o applicazioni tecnologiche. A questo impoverimento hanno indubbiamente anche contribuito altri fattori, non di meno importanti, come quelli sociali, economici, culturali, che hanno portato a una profonda crisi del professionista e dell’arte in generale.

In realtà l’architettura è ben diversa da definirsi una semplice arte. La musica, la pittura, la  poesia sono manifestazioni artistiche che, se non apprezzate, si possono evitare, ignorare o trascurare. L’architettura, nella sua complessità, ha la tendenza ha essere “imposta”. Nella quotidianità di tutti i giorni è infatti quasi naturale imbattersi e commentare qualche edificio, in modo positivo o negativo.

La scala come oggetto di estro architettonico.

L’architettura tuttavia non è solamente estetica.  Ritornando alla lezione vitruviana si noti come la triade dell’utilitas della firmitas e della venustas, sebbene più complessa, racchiuda in se l’essenza stessa e immutabile dell’architettura, malgrado il concetto di estetica sia da sempre soggettivo. Per cui la giusta combinazione di tecnologia, estetica e funzionalità dovrebbe dar luogo ad un edificio, o ad uno spazio quindi coerente coi canoni dell’architettura.

  A mio giudizio tuttavia nelle nostre città sta dominando l’edilizia più che l’architettura, o peggio l’estetica superficiale e discutibile più che la funzionalità o la razionalità attorno all’uomo. Prevale spesso il desiderio quindi di avere una casa o un appartamento come quelli riportate nelle riviste di moda, ma estrapolate dal contesto, senza aver gli stessi spazi o gli stessi contesti, travalicando la figura stessa del professionista, e proponendo soluzioni che escono dall’amalgama compositiva  di un progetto architettonico armonico e pensato.

E’ altresì vero che per la progettazione – come sosteneva Ludovico Quaroni nelle sue lezioni di architettura – “è necessario e irrinunciabile l’apporto specifico e la collaborazione di vari specialisti” per cui è impensabile che sia solo l’architetto a dover prendere decisioni progettuali o tecniche; ma è altrettanto vero che la formazione (accademica e non) complessa e completa dell’architetto è quella che meglio riesce nella ricerca dello spazio funzionale e sensato attorno all’essere umano, soddisfacendo le sue richieste e le sue necessità.

Architettura dunque per vivere meglio nella propria casa, per un corretto sfruttamento degli spazi, per la salvaguardia del costruito e la prosecuzione della storia, per andare oltre il concetto semplicemente estetico. Architettura perché non possiamo farne a meno in un Paese come il nostro, patria autentica di grandi artisti unici nella storia. Resta infatti da sottolineare infine, come le facoltà di Architettura avrebbero dovuto in qualche modo influenzare culturalmente le comunità sociali o le città che le ospitano, facendo si che il sapere accademico, almeno in parte, permeasse nella cultura del quotidiano, creando pertanto un insieme di cittadini più colto, critico e preparato. Ancora questo scambio e questa interazione non si sono verificati: la sapienza delle facoltà resta limitata ai professori e agli studenti. Questo si verifica anche nella Storia della Musica o spesso nella Letteratura Italiana. Sono occasioni perdute sulle quali bisognerebbe riflettere per ripensare il sistema di istruzione a qualunque livello, necessario ed indispensabile per lo sviluppo di un Paese, soprattutto ricco di storia come il nostro.

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